È un fatto ben noto che riconosciamo la nostra madre patria quando siamo sul punto di perderla
cit Albert Camus

Pronti ieri, oggi e domani per il combattimento per l'onore d'Italia
cit Benito Mussolini

L'unico diritto del fascista e quello di compiere per prima il sacrificio e il dovere.
cit. Maria Pasquinelli
Cadrò una, due volte , mille volte ancora, ma ogni volta mi rialzerò per tornare all'assalto, da uomo libero.
cit. Nanni De Angelis
La libertà senza ordine e disciplina significa dissoluzione e catastrofe. cit. Benito Mussolini
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RICORDIAMO IL CAMERATA PADRE PELLEGRINO SANTUCCI

DECEDUTO A BOLOGNA IL 24 LUGLIO 2010. IL FUNERALE SI E' SVOLTO,SEMPRE A BOLOGNA,IL 27 LUGLIO E LA SUA SEPOLTURA SALUTATA COL BRACCIO TESO.

PADRE SANTUCCI PIU' VOLTE AVEVA CELEBRATO MESSA A PREDAPPIO IN OCCASIONE DELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL DUCE E NON AVEVA MAI NASCOSTO LE SUE IDEE POLITICHE.


E’ stato un ultimo addio con saluti fascisti quello riservato da Bologna a padre Pellegrino Santucci, scomparso sabato a 89 anni. Il religioso (romagnolo di nascita, ma bolognese di adozione), infatti, aveva celebrato spesso messa a Predappio nell’anniversario della morte di Benito Mussolini e non aveva mai nascosto le sue simpatie politiche.

Inoltre aveva scritto il libro ‘Apologia del tiranno’ e viaggiato più volte a El Alamein, diventando un punto di riferimento nella galassia della destra, non solo quella bolognese Il suo funerale è stato celebrato dal vescovo vicario di Bologna Ernesto Vecchi nella chiesa di Santa Maria dei Servi, dove Santucci esercitava dal 1947, portando avanti l’altra sua grande passione, quella della musica.

Ricordandolo, Vecchi ha lanciato un appello alla città perché non ne dimentichi la figura: ”Chissà se Bologna e il nuovo sindaco saranno capaci di conservarne la memoria? La mia è una domanda”, si è chiesto. All’ultimo saluto anche Maurizio Cevenini, consigliere regionale del Pd e nome caldissimo nel centrosinistra in vista delle elezioni comunali del prossimo anno.


fonti: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/addio-saluti-fascisti-prete-mussolini-487089/

Le opere del Fascismo

Le opere del Fascismo





quello che non si spiega mai a scuola o in televisione!!!

ITALO BALBO 28 giugno 1940 - 28 giugno 2010

Eccellente tra gli squadristi

Settant'anni fa nei cieli di Tobruk moriva Italo Balbo

Il 28 giugno 1940, diciannovesimo giorno di guerra, abbattuto per errore dalla nostra contraerea, sui cieli di Tobruk moriva quarantaquattrenne Italo Balbo
A quindici anni, fuggendo di casa, aveva cercato di partecipare alla spedizione per liberare l'Albania dal controllo turco. Interventista, fu volontario nella Grande Guerra, prima tra gli alpini, poi nella pionieristica avazione con la quale liberò Feltre.
Tre volte decorato e promosso fino al grado di capitano, dopo la guerra, Balbo fu uno dei più temuti, seri, decisi, squadristi. A lui è dedicata la “ballata dello stoccafisso” degli Zetazeroalfa, in ricordo della sostituzione dei manganelli, vietati dal Prefetto di Ferrara, con beffardi ed efficaci pesci essiccati.
Nel biennio di guerra civile 1919-1921, Balbo e i suoi si
misero in luce nella conquista sistematica e trionfale di spazi militari e di consenso sociale nelle operazioni contro le bande socialcomuniste e clericali, alleate tra di loro per tutto il periodo. Prima di partecipare da Quadrumviro alla testa della Marcia su Roma, Balbo, sempre nel 1922, aveva dato vita alla Marcia su Ferrara con la quale aveva costretto i proprietari terrieri e le cooperative a riassumere contadini e mezzadri che l'alleanza bianco-rossa degli sturziani e dei socialisti aveva gettato per strada.
Eroe dei cieli, due volte trasvolatore dell'Oceano, Balbo, Maresciallo d'Italia, divenne poi il Governatore della Libia.
Sulla morte di Balbo causata da “fuoco amico” è fiorita una letteratura dietrologica, alimentata da ambienti savoiardi, che si è spinta a ipotizzare l'eliminazione del Maresciallo dell'Aria da parte dello stesso Mussolini. Gossip da rotocalco che fanno a pugni con tutto l'operato del Duce al quale non è mai stato possibile imputare non solo l'eliminazione di chicchessia ma neppure qualsivoglia ritorsione personale. In particolare per Balbo Mussolini nutriva poi un'ammirazione sconfinata. A causa del cordoglio espresso dalla Raf per la perdita del grande trasvolatore, cordoglio assolutamente comprensibile e in ordine con lo stile cavallersco degli aviatori fin dai tempi della Grande Guerra, e che sarebbe sparito solo dopo il 1941, la propaganda antifascista si è spinta oltre. Senza alcun elemento a sostegno, ha farneticato di un'anglofilia di Balbo che sarebbe stato dunque inviso all'Asse.
Nulla di fondato ovviamente, anzi qualcosa di assolutamente contraddittorio con la lealtà, la franchezza e il coraggio dell'eroe.D'altronde la medesima operazione di disinformazione sarebbe stata fatta in seguito – ed è tuttora in atto - sullo stesso Mussolini. Persino il Duce è stato infatti contrabbandato per anglofilo e si è sparsa la voce, “attendibile” in quanto reiterata, come vuole la tecnica della calunnia, del suo desiderio di una pace separata con Londra nell'estate del 1943.
In realtà, leggendo i documenti storici e i diari dei protagonisti dell'epoca, non si ha difficoltà a comprovare che le cose furono diametralmente opposte, Mussolini voleva sì una pace separata, ma con Mosca, per poter combattere meglio i britannici nel Mediterraneo.
Le panzane della “storiografia” anglofila e antifascista, bisbigliata ad alta voce, fanno breccia anche e soprattutto in quegli ambienti di destra estrema che sono afflitti da complesso e che cercano considerazione ed entrature nell'universo delle logge. Fanno breccia negli occidentalisti, nei parvenus, nei borghesucci in cerca di nobilitazione.In fondo si tratta di moscerini. E Zarathustra non sarà mai uno scacciamosche. Dunque non ha importanza soffermarvici eccessivamente.
E' già troppo che, per ricordare un eroe, si debba puntualizzare affinché la bava con cui è stato avvolto il suo ricordo, nell'intento di recuperarlo alla vile mediocrità dei più, non lo offuschi.
Onore a Balbo, eroe dell'aria, eroe di guerra, Quadrumviro della Marcia, eccellente tra gli squadristi!


Gabriele Adinolfi- www.noreporter.org



ELENCO FOIBE



FOIBA DI SCANDALCINA: sulla strada di Fiume

FOIBA DI PODUBBO : Non è stato possibile, per difficoltà, il recupero. "Il piccolo" del 5\12\1945 rifrisce che coloro che si sono calati nella profondità di 190 metri, hanno individuato cinque corpi ( tra cui quello di una donna completamente nuda ) non identificabili a causa della decomposizione.

FOIBA DI DRENCHIA : Secondo Diego De Castro vi sarebbero cadaveri di donne, ragazzi dell'Osoppo

ABISSO DI SEMICH : Un'ispezione del 1944 accertò che i partigiani di tito, nel settembre precedente, avevano precipitato nell'abisso di semich ( presso lanischie ), profondo 190 metri, un centinaio di sventurati: soldati italiani e civili, uomini e donne, quasi tutti prima seviziati a ancor vivi. Impossibile sapere il numero di quelli che furonogettati a guerra finita, durante l'orrendo 1945 e dopo. Questa è stata una delle tante Foibe carsiche trovate adatte, con approvazione dei superiori, dai cosiddetti tribunali popolari, per consumare varie nefandezze. La Foiba ingoiò indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani, avesse sostenuto cariche o fosse semplicemente oggetto di sospetti e di rancori. Per giorni e giorni la gente aveva sentito urla strazianti provenire dall'abisso, le grida dei rimasti in vita, sia perchè trattenuti dagli spuntoni di roccia, sia perchè resi folli dalla disperazione. Prolungava l'atroce agonia con sollievo, l'acqua stillante. Il prato conservò per mesi le impronte degli autocarri arrivati qua, grevi del loro carico umano, imbarcato senza ritorno..." (Testimonianza di mons. Parentin - da "La voce giuliana" del 16\12\1980).

FOIBA DI OPICINA, DI CAMPAGNA E DI CORGNALE : Vennero infoibate circa duecento persone e tra queste figurano una donna ed un bambino, rei di essere moglie e figlio di un carabiniere..." ( G. Holzer, 1946 ).

FOIBE DI SESANA E ORLE : Nel 1946 sono stati recuperati corpi infoibati.

FOIBA DI CASSEROVA : Sulla strada di fiume, tra Obrove e Golazzo. Sono stati precipitati tedeschi, uomini e donne italiani, sloveni, molti ancora vivi, poi dopo aver gettato benzina e bombe a mano, l'imboccatura veniva fatta saltare. Difficilissimi i recuperi.

ABISSO DI SEMEZ : Il 7 Maggio 1944 vengono individuati resti umani corrispondenti a ottanta, cento persone. Nel 1945 fu ancora "usato".

FOIBA DI GROPADA : Sono recuperate cinque salme. "... Il 12 Maggio 1945 furono fatte precipitare nel bosco di gropada trentaquattro persone, previa svestizione e colpo di rivoltella "alla nuca". Tra le ultime: Dora Ciok, Rodolfo Zuliani, Alberto Marega, Angelo Bisazzi, Luigi Zerial e Domenico Mari..."

FOIBA DI VILLA ORìZI : Nel mese di maggio del 1945, gli abitanti del circondario videro lunghe file di prigionieri, alcuni dei quali recitavano il Padre Nostro, scortati da partigiani armati di mitra, essere condotte verso la voragine. Le testimonianze sono concordi nell'indicare in circa duecento i prigionieri eliminati.

FOIBA DI CERNOVIZZA (PISINO) : Secondo voci degli abitanti del circondario le vittime sarebbero un centinaio. L'imboccatura della Foiba, nell'autunno del 1945, è stata fatta franare.

FOIBA DI OBROVO (FIUME) : E' luogo di sepoltura di tanti fiumani, deportati senza ritorno.

FOIBA DI RASPO : Usata come luogo di genocidio di italiani sia nel 1943 che nel 1945. Imprecisato il numero delle vittime.

FOIBA DI BRESTOVIZZA : Così narra la vicenda di una infoibata il "Giornale di trieste" in data 14\08\1947: "... gli assassini l'avevano brutalmente malmenata, spezzandole le braccia prima di scaraventala viva nella Foiba. Per tre giorni, dicono i contadini, si sono sentite le urla della misera che giaceva ferita, in preda al terrore, sul fondo della grotta...".

FOIBA DI ZAVNI (FORESTA DI TARNOVA) : Luogo di martirio dei carabinieri di Gorizia e di altre centinaia di Sloveni oppositori del regime di tito.

FOIBA DI GARGANO O PODGOMILA (GORIZIA) : A due chilometri a nord-ovest di gargaro, ad una curva sulla strada vi è la scorciatoia per la frazione di Bjstej. A un trentina di metri sulla destra della scorciatoia vi è una Foiba. Vi furono gettate circa ottanta persone.

FOIBA DI VINES : Recuperate dal maresciallo Harzarich dal 16\10\1943 al 25\10\1943 cinquantuno salme riconosciute. In questa Foiba, sul cui fondo scorre dell'acqua, gli assassinati dopo essere stati torturati, furono precipitati con una pietra legata con un filo di ferro alle mani. Furono poi lanciate delle bombe a mano nell'interno. Unico superstite, Giovanni Radeticchio, ha raccontato il fatto.

CAVA DI BAUXITE DI GALLIGNANA : Recuperate dal 31 novembre 1943 all'8 Dicembre 1943 ventitrè salme di cui sei riconosciute.

FOIBA DI TERLI : Recuperate nel novembre del 1943 ventiquattro salme, riconosciute.

FOIBA DI TREGHELIZZA : Recuperate nel Novembre del 1943 due salme, riconosciute.

FOIBA DI PUCICCHI : Recuperate nel novembre del 1943 undici salme di cui quattro riconosciute.

FOIBA DI SURANI : Recuperate nel Novembre del 1943 ventisei salme di cui ventuno riconosciute.

FOIBA DI CREGLI : Recuperate nel Dicembre del 1943, otto salme, riconosciute.

FOIBA DI CERNIZZA : Recuperate nel dicembre del 1943 due salme, riconosciute.

FOIBA DI VESCOVADO : Scoperte sei salme di cui una identificata.

Altre foibe da cui non fu possibile eseguire il recupero nel periodo 1943 - 1945.
- SEMI
- JURANI
- GIMINO
- BARBANA
- ABISSO BERTARELLI
- ROZZO
- IADRUICHI
- FOIBA DI COCEVIE a 70 chilometri a sud-ovest da lubiana.
- FOIBA DI SAN SALVARO
- FOIBA BERTARELLI (pinguente) - Qui gli abitanti vedevano ogni sera passare colonne di prigionieri ma non ne vedevano mai il ritorno.
- FOIBA DI GROPADA
- FOIBA DI SAN LORENZO DI BASOVIZZA
-FOIBA DI ODOLINA Vicino Bacia, sulla strada per Matteria, nel fondo dei Marenzi.
- FOIBA DI BECA Nei pressi di cosina.
- FOIBA DI CASTELNUOVO D'ISTRIA "Sono state poi riadoperate - continua il rapporto del cln - le foibe istriane, già usate nell'ottobre del 1943".
- CAVA DI BAUXITE DI LINDARO
- FOIBA DI SEPEC (ROZZO)
- CAPODISTRIA

Dichiarazioni rese da Leander Cunja, responsabile della commissione di indagie sulle foibe del capodistriano, nominata dal consiglio esecutivo dell'assemblea comunale di Capodistria:

"... nel capodistriano vi sono centosedici cavità, delle ottantuno cavità con entrata verticale abbiamo verificato che diciannove contenevano resti umani. Da dieci cavità sono stati tratti 55 corpi umani che sono stati inviati all'istituto di medicina legale di lubiana. Nella zona si dice che sono finiti in Foiba, provenienti dala zona di S. Servolo, Placido Sansi. I civili infoibati provenivano dalla terra di S.Dorligo della Valle.
I capodistriani, infatti, venivano condotti, per essere deportati ed uccisi, nell'interno, verso Pinguente. Le Foibe del capodistriano sono state usate nel dopoguerra come discariche di varie industrie, tra le quali un salumificio della zona..."

I DIARI DI MUSSOLINI? SONO IN VALLE SPLUGA: Consegnati all'ex console italiano a Berlino, "consultabili nel 2025"






(di Pier Paolo Gratton)

UDINE - Parte dei diari di Mussolini e le ultime lettere scritte dal Duce poco prima di lasciare Milano per la Svizzera ed essere catturato dai partigiani, a Dongo, 'riposano' in valle Spluga, a pochi chilometri dal confine elvetico, rinchiusi in una cassa di zinco. Lo rivela oggi all'Ansa il figlio dell'ex console italiano e segretario del Fascio a Berlino, Guglielmo Della Morte, che in quei giorni fu convocato dal Duce "dal quale ricevette una borsa di documenti chiusa con un lucchetto con l'impegno a non aprirla se non dopo il 2025".

Vero o falso? Veroo ancora una bufala sui diari del Duce dopo la querelle sollevata alcuni anni fa dal 'bibliofilo' Marcello dell'Utri? Questa volta sembra che sia tutto vero e documentabile, soprattutto per la caratura del personaggio coinvolto. Guglielmo della Morte (Milano 1902-1961), infatti, fu personaggio di spicco del regime e diplomatico di carriera. Dopo aver lavorato in una 'bottega' antiquaria, a Milano, già negli anni Venti Della Morte aderì al Fascismo e intraprese una carriera diplomatica che lo portò, negli anni, a Kassel, Breslaw, Moulhouse, Saarbruken e, appunto, a Berlino dove instaurò stretti contatti con le alte sfere del III Reich. Lasciò la Germania dopo l'8 settembre 1943 per trasferirsi a Campodolcino di Valle Spluga dove la famiglia aveva una villa. Nei convulsi giorni di aprile 1945 venne "convocato" a Milano dove, appunto, ricevette dal Duce una borsa, chiusa con un lucchetto marchiato B.M., con documenti segreti e una somma di denaro in franchi svizzeri.

"Il Duce - riferisce oggi il figlio del diplomatico - lo invitò a nasconderla e a rendere pubblico il contenuto non prima del 2025". Perché quella richiesta? "Se fossero stati solo soldi - prosegue oggi l'erede dell'ex console a Berlino - quella richiesta 'temporale' non avrebbe avuto alcun senso. E' logico pensare che il Duce in quella borsa-valigia avesse nascosto alcuni documenti importanti, magari copia di alcune lettere inviate ai leader occidentali per 'trattare' la sua fuga, oppure copia dei suoi diari, oppure altri documenti di particolare importanza. Insomma materiale che avrebbe potuto compromettere altre persone. Da qui la richiesta a mantenere il segreto per gli 80 anni canonici". Il figlio di Guglielmo Della Morte, che vive in Friuli, ha deciso di parlare oggi perché è già avanti con glianni. "E vorrei mantenere fede alla richiesta del Duce e al segreto rivelatomi da mio padre quando compii 18 anni, il 18 giugno 1954. Ho fatto un sopralluogo in questi anni e ho constatato che la borsa-valigia, protetta da una cassetta di zinco, è ancora là, in valle Spluga, a pochi chilometri dal confine con la Svizzera. Io mi sento vincolato alla parola data da mio padre. L'iter per l'apertura e la pubblicazione dei documenti tuttavia é già stato definito". Guglielmo Della Morte, che in Germania sposò Brigitte von Plotho (Darmstadt 1916-Milano 1958), fu oggetto nell'immediato dopoguerra di un attentato che per poco non gli costò la vita. I due attentatori vennero individuati ma poterono usufruire dell'amnistia voluta dal Guardasigilli dell'epoca, Palmiro Togliatti.

FONTE: http://www.ansa.it


I diari del Duce trovati in Valle Spluga

Tornano ancora una volta alla luce le ultime volontà di Benito Mussolini. A rivelarlo è il figlio di Guglielmo Della Morte, console italiano ai tempi in cui il Duce fu catturato dai partigiani a Dongo


Udine - Tornano ancora una volta alla luce le ultime volontà di Benito Mussolini. E fors'anche le pagine segrete dei suoi diari. A rivelarlo è stato il figlio di Guglielmo Della Morte, console italiano ai tempi in cui Mussolini fu catturato dai partigiani a Dongo.

Le volontà di Mussolini Le ultime volontà del Duce - possibilmente anche parte dei suoi diari - sono custodite in valle Spluga, a pochi chilometri dal confine con la Svizzera. A rivelarlo all’Ansa è stato il figlio di Guglielmo Della Morte, già console italiano a Berlino, che fu convocato dal Duce, a Milano, poche ore prima che quest’ultimo venisse catturato dai partigiani a Dongo. "Mio padre ricevette una borsa sigillata - ha raccontato l’uomo - con la promessa a non aprirla prima del 2025. E' evidente che non può che contenere lettere e altro materiale storico di grande rilevanza". L’uomo, che vive in Friuli, ha anche precisato che la cartella è rinchiusa in una cassetta di zinco. "Il contenuto si è quindi preservato".

FONTE: http://www.ilgiornale.it

25 aprile ---> VERGONA

Tutti festeggiano il 25 aprile perchè questo giorno di 65 anni fa l'italia venne liberata dai partigiani... liberata da cosa???
si ricorda poi l'uccisione di Benito Mussolini e Claretta Petacci e altri gerachi fascisti...
oltre a non capire il motivo di aver ucciso la Petacci, vennero uccisi senza un regolare processo... e senza nemmeno un vero motivo...
Non si ricorda nemmeno cosa hanno fatto i partigiani in questo giorno di 65 anni fa... ecco un esempio di cosa combinavano i liberatori della nostra patria...

Il 25 aprile, giorno di lutto (di Ercolina Milanesi)

Rimarrà stupito, qualcuno, del titolo che ho dato a questo mio scritto, ma per me è veramente un giorno indimenticabile, di terrore, perché a Milano ho assistito a delle atrocità spaventose, anche in famiglia. I partigiani garibaldini comunisti sono entrati in casa mia, hanno preso la mia mamma e con il mitra mi hanno sbattuto contro il muro. Mia madre, lo seppi molto tempo dopo, fu portata nelle carceri di San Vittore, in una cella, stipata all’inverosimile, uomini e donne, con un bugliolo per tutti e per due giorni senza acqua e un pezzo di pane, inoltre sempre in piedi data l’angusta cella. Dopo la portarono nelle famigerate scuole di via Palmieri, famose per le torture perpetrate ai fascisti. Mia madre fu torturata, stuprata e tutti i giorni portati per le vie di Milano su un camion e i milanesi buttarono loro addosso escrementi umani, vasi da notte, oggetti contundenti. Gli stessi cittadini che pochi giorni prima al Lirico, nell’ultimo discorso del Duce lo osannavano a non finire.
Tutto ciò perché mia madre era di famiglia fascista e non aveva fatto nulla di male. Mai. Solo vendette personali ci furono in quel periodo, anche la morte di mio zio Ernesto, fratello di mia madre, 30 anni, seviziato, rotto gli arti e seppellito vivo.
Oggi Ciampi ha osannato i partigiani come degli eroi, ma i nostri ragazzi di Salò che sono andati a combattere sapendo che andavano incontro alla morte, cosa sono?
Ero una ragazzina, ma non potrò mai dimenticare e perdonare le efferatezze compiute dai partigiani comunisti. Perché non si parla di questo? Perché non si racconta, come visto con i miei occhi, andare nelle case, prendere della povera gente, che aveva solo la colpa di avere un ideale e portarli sulla via e sparare diversi colpi di fucile sia su donne, uomini e bambini?
Non racconto storie, non sono bugiarda ma è la pura verità e penso chi mi legga possa capire il mio odio viscerale verso i partigiani e ripeto questo, per noi, sporchi fascisti, è un giorno di grave lutto.
Piazzale Loreto rimarrà in eterno la vergogna di un popolo criticato da tutti i Capi di Stato per le aberrazioni compiute e il linciaggio su dei poveri cadaveri.
Ecco chi sono gli italiani sinistroidi: assassini, vigliacchi che non hanno ragione di vivere, perché la crudeltà vista a Milano è impossibile descriverla e quelle vie lorde di sangue, corpicini di bimbi straziati da una pallottola, vecchi e giovani riversi nel sangue e donne stuprate sulla strada sono ricordi incancellabili. Ed io non potrò mai perdonare, perché non si può, ne si deve.

ERCOLINA MILANESI

FONTE: http://asilorepublic84.spaces.live.com/blog/cns!88FD6A7F1C978784!315.entry?sa=957800674


25 APRILE ---> VERGOGNA!!!!!!!

ONORE ALLA X FLOTTIGLIA MAS!

La notte tra il 18 e 19 dicembre 1941 la squadra italiana mise da sola in ginocchio la flotta britannica: Marceglia e Schergat affondarono la corazzata "Queen Elisabeth", de la Penne e Bianchi colarono a picco la "Vailant", Martellotta e Marino colpirono la petroliera "Sagona" e il caccia "Jarvis". Non ci furono vittim...e... ONORE ALLA X FLOTTIGLIA MAS!







inno della X M.A.S.












MARIO ZICCHIERI PRESENTE!!!

Sei mesi esatti dopo la morte di Sergio Ramelli, quando sembrava già di aver toccato il fondo di ogni aberrazione nella violenza politica, arriva da Roma un'altra notizia shock. E' il pomeriggio del 29 ottobre 1975 quando un gruppetto di ragazzi si accinge ad aprire, come tutti i pomeriggi, la sezione Prenestino del MSI in via Erasmo da Gattamelata. Stanno chiacchierando voltando le spalle alla strada quando arriva un'auto, un finestrino si abbassa, ne esce la canna segata di un fucile che esplode pochi, rapidi colpi, centrando in pieno il gruppo di ragazzi. La micidiale scarica di pallettoni uccide sul colpo Mario Zicchieri, detto "Cremino" per la sua corporatura esile, studente-lavoratore di 16 anni e ferisce Mario Lucchetti... 15 anni.Così, sulla scena "politica" fa la sua comparsa per la prima volta il fucile a canne mozze di chiaro ascendente mafioso e la vile strategia omicida che ricorda i gangster americani degli anni 30. Ma l'azione (lo si scoprirà quindici anni dopo a seguito delle confessioni dei brigatisti Seghetti e Morucci) era stata studiata a tavolino "per incutere timore ai militanti di destra i quali, nonostante le ripetute aggressioni subìte, non davano segni di cedimento".Zicchieri è la più giovane vittima di quegli anni assurdi e ancora oggi vengono i brividi pensando che si era avvicinato alla destra solo da pochi mesi, sull'onda emotiva dell'uccisione di Mantakas.Per lui non ci fu giustizia, come per la maggior parte dei camerati assassinati. Gli esecutori materiali del delitto sono ancora tra noi...

NANNI: PRESENTE!

Cadrò una, due volte , mille volte ancora, ma ogni volta mi rialzerò per tornare all'assalto, da uomo libero



In seguito alla strage di Bologna, il 23 settembre 1980 scatta la repressione contro i militanti dell'estrema destra e 500 agenti procedono alla perquisizione di tutti gli appartenenti a Terza Posizione e all'arresto di alcuni di essi.
De Angelis colpito dal mandato di cattura (senza tuttavia essersi mai avvicinato ai
NAR cui verrà attribuita la responsabilità della strage) per alcuni giorni tenta di sfuggire. Il 3 ottobre Nanni assieme a Luigi Ciavardini, uno dei suoi inseparabili amici, si reca in piazza Barberini da un amico che avrebbe dovuto aiutarli a fuggire, ma che invece li "vendette" alla polizia. Nanni, scambiato per Ciavardini, viene massacrato di botte dagli agenti che vogliono vendicare la morte del collega Franco Evangelista al liceo Giulio Cesare. Lo colpiscono alla testa con le pistole, poi lo ammanettano ad un lampione e lo stordiscono a calci. All’arrivo in Questura lo ammanettano ad una sedia e continuano a sbattergli la testa al muro. Lo portano al San Giovanni in assoluto stato confusionale.[senza fonte] Da lì è trasferito al carcere di Rebibbia e posto in isolamento. Venti minuti dopo è trovato morto impiccato col lenzuolo. Era il 5 ottobre 1980. Suo fratello Marcello De Angelis in seguito gli dedicherà una canzone. La versione ufficiale parlò di suicidio. Ma molti si chiedono come abbia fatto ad impiccarsi, se non si reggeva in piedi dopo i pestaggi subiti.[senza fonte]
Viene coinvolto nelle indagini sulla
strage di Bologna come esecutore materiale nel 1986 (6 anni dopo la sua morte) da Angelo Izzo e da Raffaella Furiozzi. Le dichiarazioni di entrambi risultarono completamente false. Il primo, Angelo Izzo, avrebbe raccolto tali confidenze durante la detenzione per il massacro del Circeo, coinvolgendo oltre Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. La seconda, Raffaella Furiozzi, riferiva di aver ottenuto confidenze dal proprio fidanzato Diego Maccio', morto in un conflitto a fuoco con la polizia. Il PM di Bologna Libero Mancuso dette credito alle confidenze di Angelo Izzo, tuttavia le calunnie per De Angelis e Taddeini vennero a cadere grazie alla passione di entrambi i sospettati per il football americano.
Nanni De Angelis viene infatti scagionato dalle riprese della RAI che lo filmano mentre il
2 agosto 1980 è in campo per le finali nazionali di football americano a Castel Giorgio insieme a Massimiliano Taddeini, altro imputato con lui per la strage di Bologna.

fonti: wikipedia

8 SETTEMBRE 1943

NOI NEGHIAMO AL NEMICO L'ONORE DI AVER INVASO LA NOSTRA PATRIA COLLA VITTORIA DELLE SUE ARMI: SOLO IL VILE TRADIMENTO GLI HA SPALANCATO LE PORTE


ORE DI VERGONA!

AUGURI Benito Amilcare Andrea Mussolini !!!

29 luglio 1883 nasceva un uomo mandato dalla divina provvidenza!!!




Un uomo che ha fatto la storia d'ITALIA colui che in 20 anni di fascismo ha creato:



①. Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184

②. Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158

③. Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841

④. Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653

⑤. Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.) R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277

⑥. Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798

⑦. Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n. 2055

⑧. Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928 n. 1312

⑨. Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D. 13 maggio 1928 n. 928

⑩. Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397

11. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4 ottobre 1935 n. 1827

12. Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768

13. Istituto Nazionale per lAssicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (I.N.A.I.L.), R.D. 23 marzo 1933, n. 264

14. Istituzione del sindacalismo integrale con lunione delle rappresentanze sindacali dei datori di
lavoro

15. Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), R.D. 3 giugno 1937, n. 81716. Assegni familiari, R.D.

17 giugno 1937, n. 104817. I.N.A.M. (Istituto per lAssistenza di malattia ai lavoratori), R.D. 11 gennaio 1943, n.138

18. Istituto Autonomo Case Popolari

19. Istituto Nazionale Case Impiegati Statali

20. Riforma della scuole Gentile del maggio 1923 (lultima era del 1859)

21. Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande,

22. Guerra alla Mafia e alla Massoneria (vedi Prefetto di ferro Cesare Mori)

23. Carta del lavoro GIUSEPPE BOTTAI del 21 aprile 1927

24. Lotta contro lanalfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alafabeti

25. Fondò il doposcuola per il completamento degli alunni26. Istituì leducazione fisica obbligatoria nelle scuole
27. Abolizione della schiavitù in Etiopia

28. Lotta contro la malaria

29. Colonie marine, montane e solari

30. Refezione scolastica

31. Obbligo scolastico fino ai 14 anni

32. Scuole professionali33. Magistratura del Lavoro

34. Carta della Scuola

35. Bonifiche paludi Pontino

36. Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio, dellAbruzzo e del Circeo

37. Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle linee Ferroviarie

38. Roma: Viale della Conciliazione

39. Progetto della Metropolitana di Roma

40. Tutela paesaggistica ed idrologica

41. Impianti di illuminazione elettrica nelle città

42. Prosciugamento del Lago di Nemi (1931) per riportare alla luce navi romane

43. Creazione degli osservatori di Trieste, Genova, Merate, Brera, Campo Imperatore

44. Palazzo della Previdenza Sociale in ogni capoluogo di Provincia

45. Fondazione di 16 nuove Province

46. Creazione dello Stadio dei Marmi (di fronte allo stadio si trova ancora un enorme obelisco con scritto Mussolini Dux)

47. Creazione quartiere dellEUR

48. Ideazione dello stile architettonico Impero, ancora visibile nei palazzi pubblici delle città più grandi

50. Costruzione di numerose dighe

51. Fondò listituto delle ricerche

52. Costruzione di molte università tra cui la Città università di ROMA

53. Inaugurazione della Stazione Centrale di Milano nel 1931 e della Stazione di Santa Maria Novella di Firenze

54. Costruzione del palazzo della Farnesina di Roma, sede del Ministero degli Affari Esteri

55.Opere eseguite in Etiopia: http://img78.imageshack.us/img 78/7781/ciavekjacg8.png

56. Sviluppo aeronautico, navale, cantieristico

57. Patti Lateranensi, 11/02/1929

58. Tribunale del popolo

59. Tribunale speciale

60. Emanò il codice penale (1930), il codice di procedura penale (1933, sostituito nel 1989),

e non solo!!!

MARIA PASQUINELLI

Maria Pasquinelli (Firenze, 1913) è una ex attivista e nazionalista italiana.
Si era diplomata maestra elementare e successivamente laureata in pedagogia a Begamo. Fascista fervente, frequentò la Scuol di Mistica Fascista. Divenne famosa per aver ucciso il comandante della guarnigione britannica di Pola il 10 febbraio 1947, come protesta per la cessione dell'Istriae della Venezia Giulia alla Jugoslovia.


La Guerra

Nel 1940 si arruolò volontaria crocerossina al seguito delle truppe italiane in Libia. Su questo fronte bellico notò "l'insufficiente partecipazione al combattimento di chi l'aveva predicato" e il basso morale delle truppe "non illuminate da alcun ideale". Per alzare il morale delle truppe compiò gesti fenomenali: nel novembre 1942 lasciò l'ospedale di El Abiar (a 40 km da Bengasi), dove prestava servizio, per raggiungere la prima linea travestita da soldato con la testa rasata e documenti falsi; scoperta, fu riconsegnata ai suoi superiori e rimpatriata in Italia.
Nel gennaio 1942 chiese di essere inviata come insegnante in Dalmazia e per qualche tempo insegnò l'italiano a Spalato (allora annessa all'Italia nel Governo di Dalmazia).
Dopo l'8 settembre 1943, e le stragi di italiani compiute in Dalmazia e in Istria dai titini, aiutó a recuperare le salme dei militari e a documentare le atrocità delle foibe.
A Spalato trovò una fossa comune dove erano sepolti 200 militari della "Bergamo" e partecipò al recupero di altre centinaia di infoibati.
Stabilitasi a Treste, subissò di memoriali e di denunce le autorità della RSI. Cercò di stabilire contatti tra la X Flottiglia MAS e i partigiani della "Franchi" e delle "Brigate Osopo" col proposito di costituire un blocco per la difesa dell'italianità nel confine orientale.Per questa attività venne arrestata dai tedeschi e minacciata di deportazione. Fu salvata da un intervento personale fi Julio Valerio Borghese.


L'uccisione del comandante De Winton


La mattina del 10 febbraio 1947 il brigadiere generale W. De Winton (comandante della guarnigione britannica d Pola) lasciò il suo alloggio. In quelle stesse ore a Parigi si stava firmando il trattato di pace da parte dei rappresentnati del governo italiano ed a lui sarebbe toccato il compito di cedere l'enclave di Pola alla Jugoslavia.
I cittadini di Pola si erano illusi nei venti mesi di presenza di militari alleati di sfuggire al destino di passare sotto la Jugoslavia, destino che aveva già colpito gli italiani di quasi tutta l'Istria e della Venezia Giulia. Ma ora bisognava fare i conti con la realtà: per espresso desiderio, il passaggio di poteri sulla città di Pola avrebbe avuto luogo in concomitanza con la firma del trattato di pace. Per l'occasione, la guarnigione britannica era stata schierata davanti alla sede del comando ed il generale De Winton fu invitato a passarla in rassegna.
La cerimonia si svolse sotto la pioggia e davanti a pochi curiosi dai quali si levarono mormorii di disapprovazione e qualche grido ostile: i polesani si sentivano abbandonati e traditi dai loro protettori.
De Winton stava avanzando verso il reparto schierato quando, dalla piccola folla presente, si staccò la Pasquinelli che si diresse verso l'ufficiale. Velocemente prese la pistola e fece fuoco per 3 volte da breve distanza.
Tre proiettili colpirono al cuore il generale che morì sul colpo, un quarto colpo ferì il soldato che aveva cercato di proteggerlo.
Per qualche giorno le autorità militari alleate mantennero il massimo riserbo. Del delitto furono lasciate circolare le versioni più strampalate: isterismo, delitto passionale, provocazione fascista o titina e così via.
Grazie ad Indro Montanelli, presente a Pola come inviato del Corriere della Sera, fu possibile conoscere la vera motivazione dell'attentato che spiegava le ragioni del delitto.
In tasca della Pasquinelli venne trovato un biglietto-confessione nel quale spiegava le ragioni che l'avevano portata a compiere quel gesto. In questo biglietto o lettera, dopo un preambolo retorico sull'italianità dell'Istria e sul sangue versato dai martiri italiani, si leggeva: "Io mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli, ai Quattro Grandi i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d'Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o con la più fredda consapevolezza, che è correità, al giogo jugoslavo, sinonimo per la nostra gente indomabilmente italiana, di morte in foiba, di deportazioni, di esilio"


Dopo l'attentato


Dopo l'attentato, che da parte della stampa venne giudicato come un "rigurgito fascista", il corrispondente da Pola dell'Associated Press Michael Goldsmith scrisse:
« Molti sono i colpevoli, i polesani italiani non trovano nessuno che comprenda i loro sentimenti. Il governo di Roma è assente, gli slavi sono apertamante nemici in attesa di entrare in città per occupare le loro case, gli Alleati freddi ed estremamente guardinghi. A questi, specie agli inglesi, gli abitanti di Pola imputano di non avere mantenuto le promesse, di averli abbandonati. »
Maria Pasquinelli fu processata due mesi dopo il fatto dalla Corte Militare Alleata di Trieste. Il dibattito si svolse senza tumulti né colpi di scena. L'imputata si dichiarò colpevole e spiegò le ragioni che l'avevano indotta a compiere l'attentato. Una sola volta l'aula fu fatta sgombrare dal presidente Chapman. Accadde quando il difensore avv. Giannini, invitato dal presidente ad adeguarsi alla procedura seguita dalla Corte alleata, rispose:
« Prima di ogni altra cosa, signor presidente, io mi considero un italiano che difende un'italiana »
Nell'aula il pubblico applaudì e si udirono grida "Viva l'Italia". Fu allora che l'aula venne fatta sgombrare. Il 10 aprile la Corte alleata pronunciava la sentenza che la condannava a morte, l'imputata si raccolse in silenzio, il pubblico rumoreggiò e le donne scoppiarono in singhiozzi. Il giorno seguente Trieste fu inondata da una pioggia di manifestini tricolori sui quali era scritto:
« Dal pantano d'Italia è nato un fiore: Maria Pasquinelli »
In seguito, la pena capitale fu commutata nel 1954 in ergastolo e fu trasferita nel penitenziario di Perugia. Nel 1964 tornò in libertà, ma non ha mai concesso interviste. Maria Pasquinelli ha cercato di farsi dimenticare da allora e tuttora vive a Bergamo.




fonti: wikipedia, 100%nazionalisti

PERCHE' LA DESTRA E' PIU NO-GLOBAL DELLA SINISTRA

Pronunciare al giorno d’oggi la parola antiglobalizzazione fa subito venire in mente la sinistra radicale e il cosidetto fenomeno “no-global”. Niente di più sbagliato.

L’autore dell’illuminante opera A destra di Porto Alegre. Perché la destra è più no-global della sinistra sottolinea come questi movimenti accettino invece tutte le implicazioni omologatrici della globalizzazione, rifiutandone solamente il lato economico («la Sinistra ha come obiettivo la mondializzazione senza il mercato» scrive Jean-François Revel). Al contrario la Destra (termine usato operando un’evidente quanto utile semplificazione, che racchiude complesse esperienze “radicali”, non certo l’AN filo-atlantista di oggi) non solo effettua le sue critiche ben prima di chi sembra essersi svegliato l’altroieri, ma lo fa in modo più legittimo e profondo.Essa, nella sua lunga storia, ha espresso valori come l’identità, la patria, la comunità, la specificità e il senso della gerarchia: tutti intrinsecamente antagonisti a qualsivoglia visione uniformante.
Partendo dagli inizi del XX secolo, Fraquelli ripercorre tutte le idee e i movimenti “Destri” fautori di istanze antiglobali. Le prime tesi di questo tipo (tra i sostenitori delle quali spicca il nobile russo-polacco Emmanuel Malynski) erano legate all’idea del cosiddetto “complotto ebraico”: oscure trame del popolo di Sion per destabilizzare le nazioni che lo ospitano, al fine del dominio mondiale. Da queste prime e poco convincenti congetture (anche se “rilanciate” ultimamente dal filosofo di sinistra Gianni Vattimo), si passa a personaggi quali Adolf Hitler e Benito Mussolini, che incarnarono in maniera dirompente l’“armamentario classico” del pensiero anti-universalista.In esso troviamo, in misura diversa, nazionalismo, gerarchia, tradizione, antisemitismo, lotta all’America, Terza Via e vicinanza al mondo musulmano. I due leaders cambiarono profondamente le nazioni in cui presero il potere, diffondendo in tutta Europa questi “sentimenti” fino al conflitto contro le “democrazie plutocratiche” che «detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e l’oro delle terra», simboli di quell’economia di mercato che appiattisce ogni differenza in nome del Dio denaro.Come andò a finire la guerra è cosa nota, ma dalle ceneri della sconfitta non pochi gruppi raccolsero il lascito dei “fascismi”, sviluppandolo e innovandolo nel corso degli anni.
In Italia, nei primi anni del dopoguerra assunse rilievo una figura rimasta in ombra durante gli anni del regime: Julius Evola (in foto), che contribuì alla lotta “antiglobalizzazione” attraverso i suoi scritti e la diffusione di quelli di autori quali Oswald Spengler, Friedrich Nietzsche e René Guénon.Punto centrale del suo pensiero è il concetto di Tradizione. Essa è «il filone di verità atemporale che percorre tutto il tempo concesso alla razza degli uomini», nella definizione del succitato Guénon. Il mondo che ci circonda sarebbe figlio della vittoria delle forze antitradizionali (dalla Rivoluzione Francese alla Seconda Guerra Mondiale), secondo un’interpretazione della storia come processo regressivo e non progressivo. Il risultato è la totale perdita del concetto del “Sacro” e il trionfo del materialismo: l’indivuo non è più “parte del Cosmo, della Polis e della Natura”, ma entità dissociata, imbastardita dall’edonismo e dal consumismo imperanti. Anche per Evola dietro questa azione sovvertitrice si nasconde la mano ebraica, le cui lobbies detengono il potere finanziario.La figura del filosofo siciliano è tutt’oggi al centro di aspri dibattiti all’interno dell’“area” Destra, tra chi ne rigetta quasi totalmente l’“incapacitante” contributo e chi al contrario lo ritiene ancora valido ed utile. Sicuramente un pensatore degno di studio, la cui produzione non può essere sintetizzata in poche righe.
Carica di tratti originali è anche la rivista “Orion” (fondata da Maurizio Murelli nel 1984), che propone arditamente l’unione degli ideali del “fascismo-movimento” (secondo l’espressione coniata da Renzo De Felice) con quelli del bolscevismo pre-regime, accanto ad un occhio di riguardo per il mondo islamico (soprattutto l’Iran di Khomeini). Ma gli accostamenti “rivoluzionari” non finiscono qui: soventi sono i richiami a Léon Degrelle, Che Guevara e numerosi altri simboli meta-politici, nell’ottica di un’aspra lotta al mondialismo (ovvero la globalizzazione nel suo significato più profondo, non solo economico ma anche politico-culturale) e i suoi principali fautori: gli USA.
Proprio il capitalismo a stelle e strisce attraverso massoneria, multinazionali, banche ed istituti finanziari alimenta “il Sistema per uccidere i popoli”, che ne disintegra la storia e la cultura per ridurli a meri aggregati di consumatori.Questa analisi viene espressa dal francese Guillaume Faye (in foto) che propone l’“Archeofuturismo” come soluzione: bisogna riscoprire le proprie radici per difendersi, sapendo interpretare la modernità senza dimenticare il passato (arrivando a “conciliare Evola e Marinetti”). Faye è stato uno dei fondatori della “Nouvelle droite” assieme ad Alain de Benoist , altra figura capitale nella lotta all’America e alla globalizzazione. Oltre all’alta finanza egli accusa anche l’ideologia marxista dell’uguaglianza e quella liberale dei diritti dell’uomo, che hanno spianato la strada ai disegni mondialisti del Sistema favorendo l’omologazione. La stessa democrazia odierna, privilegiando la quantità rispetto alla qualità, alimenta i processi sovvertitori.
Altro movimento degno di nota è quello del cosidetto “glocalismo” (animato in Italia da Eduardo Zarelli e la sua Associazione EstOvest) fortemente radicato sui princìpi del valore della Vita e della Natura per la riscoperta della dimensione genuina, “Locale” dell’esistenza. Aspra è la condanna della “megamacchina” (teorizzata dall’economista francese Serge Latouche), ovvero il modello globalizzante occidentale caratterizzato da utilitarismo, istinto livellatore, determinismo e colpevole dello sfruttamento indiscriminato della Terra.
Tematiche simili, queste, a quelle dei Comunitaristi, nati in America e fondati nella loro “corrente” di destra su antiliberalismo, anti-individualismo e forte senso della comunità (rifacendosi nobilmente ai “sensibili comuni” aristotelici). Tra i tanti interpreti di questa visione i più noti sono sicuramente Marco Tarchi, ex enfant prodige del Fronte della Gioventù, e Marcello Veneziani, un tempo punto di riferimento dell’“area”, oggi moderato e “raffreddato” protagonista in ambiti culturali più istituzionali.È importante sottolineare che il filo conduttore di queste correnti di pensiero, la consapevolezza e la fierezza dell’identità, non comporta discriminazione verso “l’altro da sé”. Anzi solo una comunità con forte senso di appartenenza può accogliere facilmente (ovviamente in misura umana) nel proprio alveo individui estranei, risultando addirittura rafforzata dal proliferare di altri aggregati con universi valoriali ben radicati. Le differenze sono il sale della vita umana, accettarle e non tentare di appiattirle è l’unico modo “sano” di porsi per una Civiltà degna di questo nome.
La “ricognizione” dell’autore ci porta poi ad incontrare figure come Gabriele Adinolfi (nume tutelare della destra radicale, presente in “Orion” come in moltissime altre iniziative di valore), Massimo Fini (l’autore antimoderno per eccellenza) e il noto medievista Franco Cardini fino ai populisti “alla Haider”, passando attraverso una galassia di esperienze poco note ma ricche di valore (citando come ultimi, ma non certo per importanza, i fecondi contributi di Carlo Terraciano e Giorgio Locchi). Fraquelli, pur dichiarando di non riconoscersi nell’ambiente analizzato, ci offre quindi un fondamentale contributo su un “mondo politico” misconosciuto quanto all’avanguardia e ricco di iniziativa, in cui non c’è più traccia di razzismo (tra l’altro “invenzione” di marca illuminista...) ma solo di spirito critico e saldezza ideale.
FONTI: AVGVSTO

ETTORE MUTI


Ettore Muti nato a Ravenna il 22 maggio 1902.
A 14 anni scappa di casa per andare a combattere nella prima guerra mondiale ma i carabinieri lo rispediscono a casa. L'anno seguente ci riprova e riesce ad entrare negli ARDITI.
Al fronte si distingue per le imprese spericolate e per la sua audacia. Si rende famoso un giorno quando il reparto di 800 uomini al quale appartiene viene mandato a formare una testa di ponte sulla riva di un fiume da attraversare. Il suo gruppo riesce nell'impresa ma quando alla fine arriveranno i rinforzi degli 800 partiti ne rimangono solo 23, tra i quali Muti stesso. Viene proposto per la Medaglia d' Oro al Valor Militare, ma Muti rifiuta poiché sotto falso nome in quanto minorenne. I superiori insospettiti lo rispediranno a casa verificandone la vera identità.
È D'ANNUNZIO che conia per lui l'appellativo di «Gim dagli occhi verdi» durante l'esperienza fiumana al quale Muti partecipa divertendosi come un matto. Infatti si combatte poco e lui si esibisce in imprese spericolate che hanno più del circense che del soldato. Sempre D'Annunzio dirà di lui: «Voi siete l'espressione del valore sovrumano, un impeto senza peso, un'offerta senza misura, un pugno d'incenso sulla brace, l'aroma di un'anima pura».

È in questo periodo che incontra Musolini del quale rimane subito affascinato. Dopo l'esperienza di Fiume, Muti aderisce al fascismo comandando diversi assalti e venendo arrestato alcune volte. Il 29 ottobre 1922 sarà alla testa dei fascisti che occuperanno la prefettura di Ravenna durante le operazione della marcia su Roma.
Dopo la presa del potere dei fascisti Muti inizia una carriera nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Nel 1923 è comandante della coorte di Ravennae nel 1925 diventa console.

Il 13 settembre 1927 Muti rimane vittima di un attentato nella piazza principale di Ravenna dove un bracciante noto per le sue idee di sinistra (tale Massaroli) gli spara 2 volte al braccio e al ventre. Il federale Renzo Morigi (medaglia d'oro nel 1932 nel tiro alla pistola alle olimpiadi di Los Angeles) allertato dagli spari giunge sul posto e fredda immediatamente l'attentatore.
Muti giunge all'ospedale in fin di vita dove nella notte viene operato. I medici giudicano scarse le probabilità che si salvi. Invece se la caverà ma gli resterà come ricordo una cicatrice di 20 cm nel ventre. Uscito dall'ospedale viene spostato a Trieste dove comanda la terza legione della milizia portuale. Qui non si trova bene e continua a scappare a Ravenna. Però a Trieste incontra il Duca Amedeo d'Aosta che lo convince ad entrare nell'aeronautica.
L'Arma Azzurra segna per lui una svolta: Muti si appassiona subito del volo, e pur di entrare in aeronautica, accetta il declassamento al grado di tenente. In Etiopia mette subito in luce le sue capacità nonostante la scarsa professionalità degli avversari. Le sue dimostrazioni di bravura verranno premiate con due medaglie d'argento. Nelle fasi finali del conflitto entra nella squadriglia Disperata con Ciano, di cui diventerà grande amico, Farinazzi e Pavolini.
Nel 1936 torna in Italia da eroe ma poco dopo parte alla volta della Spagna dove, con lo pseudonimo di Gim Valeri, guida la sua squadriglia bombardando i porti spagnoli, guadagnandosi varie medaglie d'argento e, nel 1938, una d'oro. Dalla Spagna torna con il soprannome di «Cid alato» ma soprattutto con l'Ordine Militare di Savoia.
Nel 1938 parte per l'Albania dove si guadagna, alla guida delle truppe motorizzate, un'altra medaglia che lo fa diventare «il più bel petto d'Italia».
Tornato dall'Albania, diventa, su proposta di Ciano, segretario del partito. In questa veste non si trova però a suo agio, pur potendo ottenere praticamente ogni cosa, e, col pretesto di andare «là dove c'è bisogno», riesce a evadere dal suo ruolo di segretario per andare a combattere, col grado di tenente colonnello, la guerra voluta da Mussolini. Combatte prima in Francia, poi nei cieli d'Inghilterra con grande valore, ma si accorge subito che la guerra è stata affrontata con approssimazione e leggerezza. Lascia volontariamente la segreteria del partito in quanto, per sua stessa ammissione, non era un uomo da scrivania ma d'azione, e smette di frequentare quei gerarchi che giudica negativamente, perdendo anche l'amicizia che aveva con Ciano.
Nell'estate del 1943 entra nel Servizi Informazioni Militari (il servizio segreto militare) e inizia a frequentare un'attrice cecoslovacca di nome Edith Ficherova, in arte Dana Harlova, che si spaccia per una contessa ma che probabilmente è una spia tedesca o inglese.

Il 25 luglio, giorno della caduta di Mussolini, Muti è in Spagna per cercare di recuperare un radar da un aereo americano precipitato. Rientra a Roma il 27 luglio per poi ritirarsi in una villetta a Fregene. La notte tra il 23 e il 24 agosto 1943 un tenente dei carabinieri si presenta con altri colleghi alla villa di Muti con l'ordine di arrestarlo. Il gerarca segue i carabinieri nella pineta, cosa sia accaduto dopo ancora oggi è un mistero. Il primo commento ufficiale è dell'agenzia Stefani:
« A seguito di un accertamento di gravi irregolarità nella gestione di un ente parastatale, nel quale risultava implicato l'ex segretario del disciolto partito fascista, Ettore Muti, l'arma dei carabinieri procedeva nella notte dal 23 al 24 agosto al fermo del Muti a Fregene. Mentre lo si conduceva alla caserma sono stati sparati dal bosco alcuni colpi di fucile contro la scorta. Nel momentaneo scompiglio egli si dava alla fuga ma, inseguito e ferito da colpi di moschetto sparati dai carabinieri, decedeva. »
Le gravi irregolarità di cui si parla non furono mai chiarite e nemmeno chi sparò i colpi dalla pineta. Nella sparatoria l'unico ad essere raggiunto dai colpi fu Ettore Muti, il cui berretto, recuperato fortunosamente dalla famiglia e tuttora esistente, reca due fori di proiettile: uno sulla parte posteriore, in corrispondenza della nuca, l'altro davanti, che attraversa la visiera. Diverse altre circostanze confermano la tesi dell'esecuzione politica dello scomodo personaggio, definito da Badoglio «una minaccia» in una lettera spedita poco prima (il 20 agosto del 1943), al capo della polizia Carmine Senise. Essa recita testualmente:
"Muti è sempre una minaccia. Il successo è solo possibile con un meticoloso lavoro di preparazione. Vostra Eccellenza mi ha perfettamente compreso".

Dopo l'amistizio la figura di Muti fu ampiamente celebrata nella R.S.I. e a lui vennero intitolate:
  • La Squadra di Bombardamento Ettore Muti: reparto dell'Aviazione Nazionale Repubblicana che effettuò solo una limitata attività addestrativa.
  • Il battaglione Ettore Muti della Brigata Nera Mobile Achille Corrao, nel ravennate.
  • La Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, corpo autonomo costituitosi a Milano il 14 settembre 1943.

A tutt'oggi Ettore Muti detiene il record mondiale di ore di volo in guerra e quello italiano per le medaglie conquistate in azioni di guerra.

fonte: wikipedia,100%nazionalisti









VERGOGNA!!

28 aprile 1945 - 28 aprile 2009
Sono passati più di 60 anni e ancora si continua a mentirenella storia e a negare gli atti e le stragi orribili che hanno commesso i partigiani!!
I 100% NAZIONALISTI RICORDANO TUTTI I CADUTI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA E BENITO MUSSOLINI

SS Charlemagne

LEGGETE LA PICCOLA DESCRIZIONE DI QUESTA LEGIONE DELLE SS

noi 100% NAZIONALISTI li paragoniamo ai ragazzi della FOLGORE o ai camerati della R.S.I.

Una delle pagine più singolari e meno conosciuta della Seconda Guerra Mondiale riguarda quei reparti stranieri inquadrati nelle file delle Waffen SS, cioè delle SS combattenti.

La divisione Charlemagne fu creata nel 1944 da un insieme di truppe al servizio di altre unità francesi delle forze armate tedesche.

La Charlemagne combattè con onore in molti fronti ma è a Berlino che questa divisione ha mostrato la sua cieca determinazione per difendere il loro ideale.

Infatti verso la fine della seconda guerra mondiale a Berlino, a difendere il bunker di Hitler furono proprio i ragazzi della divisione Charlemagne che lottarono con ardore e vennero ammazzati quasi tutti dai carri armati russi, e molti che si salvarono dai carri vennero catturati e fucilati.

Anarchici di Mussolini



Allo scoppio della I guerra mondiale vi furono, in seno alle correnti anarchiche, alcune personalità che si staccarono dall’orientamento non interventista del movimento. Sull’argomento è interessante il lavoro svolto da Alessandro Luparini nel suo libro Anarchici di Mussolini.

Il primo tra i vari interventi “eterodossi” fu un articolo di Mario Gioda per il periodico “Volontà”, nel quale veniva notato l’improvviso e devastante fallimento dell’Internazionale e veniva dichiarata la necessità che, in caso di invasione austriaca dell’Italia, anche gli anarchici impugnassero le armi. A questo primo intervento seguì quello della “già paladina dell’antimilitarismo” Maria Rygier che in un altro articolo, questa volta per “Il libertario” di La Spezia, si entusiasmò per la fine della triplice alleanza e auspicò la guerra. La presa di posizione della Rygier non fu che la prefazione del “Manifesto degli anarchici interventisti” di cui ella stessa fu ispiratrice. Tra i firmatari dell’appello, oltre a esponenti del sindacalismo, a socialisti dissidenti e ai repubblicani, figurava una personalità che rivestirà un ruolo centrale nella corrente anarco-interventista: Massimo Rocca.
Già da tempo staccatosi dall’Anarchismo “ortodosso” perché favorevole all’intervento in Libia e avvicinatosi alla causa del sindacalismo rivoluzionario, Rocca non fu considerato mai un anarchico in senso stretto, ma più un individualista. La sua visione concettuale dell’Anarchismo era estetizzante e fortemente elitaria, concezione cui restò sempre fedele nel tempo. La propaganda per la guerra, oltre che a generare cazzotti e lanci di sedie nelle conferenze da lui tenute, fece sì che i suoi rapporti con l’ “Avanti” di Mussolini si intensificassero fino alla firma degli articoli sul “Resto del Carlino” che spinsero il futuro Duce ad accelerare i tempi del suo strappo interventista.

Il patrimonio ideale dell’anarco-interventismo era, senza ombra di dubbio, un individualismo stirneriano revisionato nella sua concezione velleitaria e amoralistica, volgarizzazione cui Rocca sostituì una valutazione storica e “sentimentale” che sarà principio fondante del “liberismo rivoluzionario” (o “novatorismo”). Fu questo individualismo rivoluzionario che, oltre a rappresentare un riferimento ideale, fece anche da collante tra gli anarco-interventisti e le correnti più radicali della cultura italiana, prime fra tutte le avanguardie futuriste il cui ruolo nella campagna interventista fu tutt’altro che marginale.

Con l’avvento del conflitto si assistette a un allargamento dei magli coesivi tra le varie individualità anarco-interventiste che generò un periodo di caos interno. Così, mentre la Rygier puntava (non riuscendo nell’intento) a far confluire nel Partito Repubblicano Italiano (PRI) il movimento, Rocca sposava nel 1916 le rivendicazioni dei nazionalisti su Istria e Dalmazia, e da questo momento in poi si assistette al suo totale distacco dal sinistrismo e al suo progressivo approdo verso un conservatorismo “illuminato”.
La fine del conflitto ristabilì ordine e riserrò i magli precedentemente allentati. Alcuni esponenti del movimento, come la Rygier, sparirono nell’ombra, altri riallacciarono i contatti con l’Anarchismo “ortodosso”. Altri ancora, come Gioda, Malusardi e Rocca, aderirono al nascente movimento fascista, occupando un ruolo di rilievo al suo interno.

L’avvicinamento di Rocca al Fascismo fu dovuto a comunanza di posizioni in primis sulla questione adriatica, e in secundis sulla sua concezione politico-economica, che si configurava come un misto di liberismo, sindacalismo e produttivismo di stampo mussoliniano. Al pari di Mussolini, anche Rocca auspicava una «matura collaborazione tra capitale e lavoro» volta all’emancipazione dei lavoratori tramite la compartecipazione al ciclo produttivo. Compito della borghesia era mostrarsi autentica classe dirigente capace tanto di opporsi al bolscevismo dilagante quanto di responsabilizzare il proletariato. Difensore dell’ordine monarchico, Rocca intravisava nell’attuale situazione politica la sopraffazione della burocrazia sulla borghesia, e il suo auspicio era quello che si realizzasse una rivoluzione, compiuta la quale, la borghesia aveva l’obbligo di realizzare un rivolgimento aristocratico della società italiana. Approvava lo Squadrismo come strumento di difesa contro le prepotenti orde bolsceviche, e vedeva una forma di dittatura pro tempore l’unica soluzione di governo capace di far cessare “ l’orgia di tutti i disordini”.

Altro “anarco-fascista” fu Mario Gioda che, con l’ex sindacalista rivoluzionario Attilio Longoni, fu tra i promotori del Fascio di combattimento torinese del quale assunse la segreteria. Per Gioda il Fascismo doveva essere l’antipartito, motivo per il quale desiderò che al Fascio torinese accorressero tutte le forze «sane, giovani, italiane» senza distinzione di parte o colore politico, individuando il nemico non nel proletariato ma nel bolscevismo. Tuttavia, nonostante il suo punto di vista fosse volto al superamento delle logiche destra/sinistra, il Fascio torinese fu sempre inclinato verso destra (salvo una parentesi in cui si tentò una più ampia apertura verso i lavoratori delle fabbriche) al punto che la leadership di Gioda fu sostituita, nel maggio del 1920, dal monarchico De Vecchi (in foto).

Altra interessantissima personalità anarco-interventista fu Edoardo Malusardi, che nel Fascio veronese occupò un ruolo di primo piano fondando anche il giornale “Audacia”. Proveniente dall’esperienza fiumana, Malusardi aveva come riferimenti la Carta del Carnaro e il Sindacalismo Rivoluzionario di Corridoni. Il Fascismo doveva essere, a detta sua, antimonarchico e sensibile alla questione sindacale, puntando a far crescere il valore dei lavoratori in termini tecnico-intellettuali. Riguardo agli scioperi, la sua concezione era quella di prendere decisioni “volta per volta”. Godendo del rispetto e della compattezza del Fascio veronese intorno alla sua figura, Malusardi fu l’unico che disertò il Blocco Nazionale scaturito dall’unione tra i Fasci di combattimento e l’Associazione Liberale Democratica, che si venne a creare in vista delle elezioni del 1921. Questa coerente scelta gli valse l’assenso di Mussolini che si complimentò con lui per aver agito «fascisticamente» poiché, se mancavano «certe elementari condizioni di probità politica», necessitava «non bloccare […] ma sbloccare».
Rimanendo sempre un “novatore”, differentemente da Rocca che andava sempre più sintonizzandosi su frequenze conservatrici, Malusardi riaffermò sempre la sua fede sindacalista intendendola su parametri di sindacalismo/corporativismo dannunziano, fede la sua che lo portò anche a criticare apertamente le politiche del partito (si compì nel mentre la trasformazione del movimento in Partito Nazionale Fascista PNF) dal quale, però, non perse mai il rispetto.

Compiuta la rivoluzione fascista (Marcia su Roma, 28/10/1922) iniziò per gli anarco-interventisti il periodo revisionista.
Il primo ad esprimersi fu Malusardi che rilevò lo Squadrismo, legittimo e giustificabile nel periodo movimentista e pre-rivoluzionario, ora da disciplinare in virtù di una ricostruzione sana e legale dello Stato: «lasciate stare, dunque, o amici, il manganello, l’olio di ricino, la gradassata inutile, e chiedete invece delle biblioteche e delle scuole di cultura».
Rocca, dal canto suo, fece propria la concezione bottaiana di sostituzione del vecchio ceto dirigente fascista con una nuova élite, e fu proprio con Bottai che iniziò una collaborazione scrivendo articoli su “Critica Fascista”. Uno di questi mise Rocca in aperta polemica col fascista intransigente Farinacci (in foto), il quale vedeva nelle teorie revisioniste una minaccia a quel Fascismo provinciale da lui considerato “l’anima pura” della fase movimentista e rivoluzionaria. In virtù di una siffatta visione, il Fascismo delle province meritava l’immunità da ogni tipo di attacco o revisione. La risposta di Rocca fu esageratamente prosopopeica e suonò così: il rassismo era un fenomeno che andava superato. Essendoci ora un governo e una legge, anche il più anziano e autorevole fascista che fosse contravvenuto ad essa meritava la galera.
Superato un periodo di sospensione a seguito di queste dichiarazioni, i toni del revisionismo di Rocca si fecero più filosofici e concettuali, ed ebbero l’effetto di far allontanare l’opinione pubblica dalla sua “battaglia”, che veniva ora percepita come una “bizzarria intellettuale” e nulla più.
Nell’aprile del 1924 Rocca riaprì un fronte revisionista di stampo accusatorio sia nei confronti del Fascismo provinciale che verso il neo ministro dell’economia De Stefani, accusato di corruzione. In realtà l’accusa verso De Stefani non avvenne mai in maniera diretta, e questa vicenda appare ricca di equivoci; tuttavia questa seconda “ondata revisionista” costò a Rocca l’espulsione dal PNF.

Nel 1925 lasciò l’Italia per la Francia. Qui mantenne nei confronti del regime un atteggiamento altalenante pur non dichiarandosi mai antifascista.





MASSIMO MORSELLO PRESENTE!!


Massimo Morsello è nato in una famiglia della borghesia di Roma. La madre proveniente dalla Bulgaria, era emigrata in Italia dopo l'arrivo al potere del partito comunista. Egli descrisse il padre come "profondamente anticomunista" ed un ammiratore della filosofia sociale del Fascismo.
Nel 1975, all'età di 16 anni, aderisce al Movimento Sociale Italiano. Diviene un membro dell'associazione politica giovanile Fronte della Gioventù e successivamente del FUAN, un'organizzazione di destra di studenti universitari.
Il FUAN era una organizzazione politica meno dipendente dal partito politico di riferimento in parlamento, rispetto all'altra organizzazione. Era bensì una sorta di laboratorio politico dell'estrema destra politica italiana sul finire degli anni '70.
Durante gli Anni di piombo o della Strategia della tensione Morsello viene incriminato e condannato per varie ragioni, e perché membro del gruppo terrorista neofascista, chiamato Nuclei Armati Rivoluzionari a 9 anni e 11 mesi, che non sconterà, rendendosi latitante.[1]
È in questi anni che Morsello inizia a coltivare la sua seconda passione, oltre alla politica, iniziando la carriera di musicista, con la prima performance al primo Campo Hobbit. Sempre in questo contesto acquisisce il soprannome di Massimino.
Dopo la strage della stazione di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, Massimo Morsello, Roberto Fiore, leader di Terza Posizione ed altre sette persone sono condannate per associazione sovversiva.
Fuggono dapprima in Germania, poi in Libano, ed in seguito si trasferiscono a Londra. La magistratura italiana richiede immediatamente l'estradizione dei due, rifiutata dalle autorità britanniche, poiché i crimini di cui erano accusati rispondevano, secondo l'opinione del governo presieduto da Margaret Thatcher, ad una natura politica.
All'inizio del loro esilio, Morsello e Fiore sbarcano il lunario con lavori precari in ristoranti. Nel 1986 inizia una controversa attività imprenditoriale che in breve tempo frutterà loro ingenti guadagni ed un piccolo impero finanziario.
Grazie all'amicizia ed al supporto di vari esponenti dell'estrema destra locale, come Nick Griffin fondano la "Meeting Point", ribattezzata successivamente "Easy London" legati all'estrema destra. Easy London è una società che fornisce impiego e alloggio a giovani studenti e lavoratori intenzionati a vivere e lavorare a Londra per periodi più o meno lunghi di tempo.I profitti della società arrivano ai 15 milioni euro e sono in parte utilizzati per il finanziamento di Forza Nuova."Easy London" è ancora attiva.
Intanto a Londra, Morsello continua le sue attività musicali. È in concerto con Scusate, ma non posso venire trasmessa in Italia via satellite il 22 luglio 1996. Venne definito dagli ammiratori di destra estrema Il De Gregori nero.[
Nella seconda metà degli anni novanta, a Morsello viene diagnosticato un cancro non più curabile. Segue la terapia con la somatostatina, studiata da Prof. Di Bella. Proprio al Professor Di Bella è dedicata la canzone Buon anno Professore. Nell'aprile 1999, Morsello, nonostante le condanne, può rientrare in Italia senza essere incarcerato, per le sue precarie condizioni di salute. Muore nel marzo del 2001.

fonti wikipedia

100% NAZIONALISTI LO RICORDANO!!!

ecco un video fatto dai 100% nazionalisti per ricordare Massimo Morsello